martedì 5 settembre 2017

Esperimento n. 2316

Parma, 23:40 circa. Primavera 2017, Sabato.

 Andrea - "Ma tu lo sai meglio di me che non c'è uno scopo, vero..?"

Clay - "Ed è proprio per questo che te ne devi inventare uno!! Hai mai partecipato ad un gioco dove non si vince e non si perde nulla, senza sorprese nè colpi di scena? Ci sarà un motivo se non l'hai mai fatto, non credi?" -"Cose da umani, Andrea!! Cose da umani.."

Capita spesso che si crei della confusione in un ospite quando questi, per via della sua incostante lucidità o per effetto delle diverse sostanze ingerite, si accorga più o meno consapevolmente della nostra presenza. Ma partiamo dall'inizio, diciamo da circa 24 ore fa.

Corcagnano 22:10 circa . Primavera 2017, Venerdì.

Allora vediamo un po'.. pelle rosa, atmosfera azoto ed ossigeno, creatura a sangue caldo: mammifero. Si sta portando verso un getto di acqua calda in un ambiente con artefatti complessi. Ok, umano questo non era difficile. È già la mia 430-esima unione con questa razza, visita più o visita meno. Sapete, non è facile tenere il conto nei millenni. Ma torniamo alla creatura: diciamo attorno ai 40 anni terrestri, decoroso stato di salute. Un secondo... maschio, razza caucasica, e dannazione! io questo coso lo conosco. Anche se in questo caso sarebbe più corretta l'affermazione 'ci conosciamo'.

Va bene, mi sono orientato. E forse non è una coincidenza che io abbia scelto di nuovo questo endoterma anche per le mie passate visite in questo sistema solare. A volerla dire tutta, è proprio per questa serie di coincidenze che ho in effetti deciso di condurre l'esperimento n. 2316, a cui ora stai prendendo parte anche tu mentre interpreti questi simboli.
Questa volta credo (e quelli della mia specie dicono che sono bravino in statistica) che il 99,83% di voi lo considererà un racconto di fantascienza. E la cosa, lo ammetto, mi diverte sempre un po' ogni volta. Anzi, scusate ad essere precisi, 'ci diverte' sarebbe l'espressione più giusta. 
Dunque.. come accennavo prima il qui presente bipede ha caratteristiche alquanto peculiari. Ha una sensibilità ed un intelletto diversamente sviluppati, presumo a causa di un passato importante a cui pare sia sopravvissuto. Inoltre credo abbia sviluppato un senso non comune di accettazione verso ciò che non capisce di questo continuum spazio temporale.

Ah! Scusate, non mi sono neanche presentato, d'altra parte non è nostra abitudine farlo. Chiamatemi Snail, mentre l'attuale ospite gradisce il soprannome di White Clay. Per noi intendo il mio popolo, per il quale voi ancora non avete un nome. Circa seicentomila dei vostri anni terrestri di aspettativa di esistenza, millennio più o meno, sono un periodo di tempo considerevole da trascorrere, per cui perdonatemi se ogni tanto mi viene voglia di giocare un po’.

Allora, vediamo dunque nel dizionario semantico di questo primate. Si.. voi ci definireste entità incorporee di puro spirito, plasma di energia neurogenica per i più scientifici di voi. Ehhh sì, ogni tanto vi veniamo a far visita. Chi ci chiama spiriti, chi angeli, chi muse, chi demoni, chi visioni. Qualcuno sogni ad occhi aperti, ma per lo più il 96,5% di voi non si accorge per niente della nostra visita. Questo tale però, come vi accennavo, credo che si sia accorto di me ogni volta. La stranezza, in realtà, consiste nel fatto che non si spaventa né si fa prendere dal panico, anzi sembra che la cosa lo diverta anche un po’.
Provo a spiegarmi meglio. Ora che faccio "mente locale" noto che ogni volta che arrivo, fa quasi finta di nulla: mi accoglie come fossi un viaggiatore straniero, che abbia soltanto desiderio di conoscere queste terre e genti nuove. Già.. mi mette a disposizione la sua casa, ovvero il suo corpo, la sua primitiva mente ed i suoi oggetti. Guardate che non lo dico per scherzo, mi fa consapevolmente usare le sue mani, i suoi occhi, il suo olfatto, il suo tatto, i suoi ricordi il suo database linguistico. E non solo!! Ogni tanto lo sento commentare sornione "tra sé e sé" stupito quasi quanto me, di questa sua inconsueta natura di mammifero! Sembra curioso anche lui di questa sua forma attuale, come se ci fosse appena stato trasportato da poco tempo. Mah.. dovrò svolgere qualche ulteriore indagini su questo Clay..

E niente, di solito non mi fermo più di 5 o 10 minuti in un ospite. Sapete, in fondo il corpo non è mio e la mente ospite a volte si spaventa e può andare in panico, che è una sorta di meccanismo di difesa naturale. Ma non questo tizio. Sapete cosa mi ha suggerito qualche visita fa, sempre parlando ‘tra sé e sé’ il ruffiano?
"E se ci scrivessimo un racconto su questa cosa? Assieme, tu ed io, voglio dire.. Voi siete un popolo di esploratori incorporei, io una simbiosi di cellule a base carbonio, spaurite e con una conoscenza limitata dello spazio e del tempo. E se provassimo a fare un esperimento, non potrebbe essere oggi uno di quei momenti nella storia che cambiano per sempre come noi la percepiamo? Tanto chi vuoi che se ne accorga..?" - "E poi pensa, non sarebbe ancora più divertente, se un altro della tua razza, in momentanea fusione con un ospite, 'per caso' leggesse questo racconto..?".

Ma torniamo a noi. Per ora non voglio più abusare di questa così gentile ospitalità, e per il momento considero concluso l'esperimento n. 2316. Però guarda, o tu che stai decodificando queste lettere, che prima o poi potrei venirlo a sapere se ti sei accorto di qualcosa mentre prendevi parte a questo esperimento..

White Clay & Snail

giovedì 29 giugno 2017

20/11/2076




Gertran rattizzò un poco il camino, aggiunse un po' di legna perchè stavano per arrivare ospiti, ma non troppa, perché era inverno ed andare a raccogliere legna con la neve era molto complicato per la sua età. A dire il vero molte cose gli sembravano incredibilmente difficili ad 81 anni, ma soprattutto non era neppure sicuro di averne più la voglia.
Da li a poco sarebbero venuti a trovarlo i figli di un compaesano, Jim e Whitney di 9 e 11 anni nati già dopo il 2049, l'anno della fine ufficiale dei combustibili fossili. Certo, qualche piccola scorta rimaneva sempre in giro: sempre più esigua, sempre più sorvegliata e conservata per le emergenze. Ma la gente comune di certo non poteva più avere accesso a benzina, gas o elettricità, se non in quantità totalmente inadeguate al nostro vecchio stile di vita. Poco dopo la porta bussò, e lui fece accomodare i ragazzi al quasi caldo.

-"Lo sapevate che quando avevo dai 30 ai 50 anni, ma anche prima sia chiaro, da quando avevo un lavoro mio, potevo decidere cosa mangiare ogni giorno? Cose diverse, cose fresche che venivano da tutto il mondo, e mi sembrava anche una cosa scontata. Si, non sto scherzando.. mi sentivo perfino scocciato di dover andare fino ad uno dei 200 supermercati della mia città, con musica in sottofondo, freschi d'estate e caldi d'inverno, a scegliermi quale prelibatezza avrei preferito quel giorno o pianificato per quella settimana."

-"Oohhhh.." - fecero i ragazzi. "Ma qualunque cosa..? Dai... è impossibile.. anche i nostri genitori ogni tanto lo dicono, ma secondo noi esagerano.."

-"Frutta dai tropici, altra da coltivazioni in serra, e non era un problema avere il melone e le fragole in pieno inverno o in autunno E il cibo.. tutto il cibo che volevi.. insomma 100 tipi di pasta, sughi, fagioli già coltivati e cotti, senza malattie ne imperfezioni. Bastava aprire una scatola ed ecco la cena servita."

- "Cavolo.. ma dovevate lavorare 13 ore al giorno in uffici ed ambienti stressanti per potervelo permettere?"

- "In parte era vero, ma quando mai l'uomo non ha dovuto lavorare..?" - " Una casa che si riscaldava col solo tocco di un dito su un apparecchio chiamato termostato. Calde coperte e piumoni su un letto di una schiuma che prendeva la forma del tuo corpo e ti teneva al caldo e comodo come in un nido, come in un grembo materno. E non c'era da andare a fare legna.. mai!! Il gas allora sembrava infinito."

Guardò i loro vestiti fatti di lana confezionati a mano, con un’esperienza di non troppe generazioni. E si chiese se erano più felici loro ora, con pochi oggetti ma tanta umanità e tempo per vivere, lontano dalla frenesia assurda della città e del consumismo. O se lo fosse stato di più lui ai tempi del tutto e subito.

Il thè era quasi pronto, come anche le castagne arrosto, e se si voleva stare alla finestra a guardare la neve che cadeva, lo si poteva fare. Non c'era da correre al corso di nuoto né al centro commerciale prima dell'ora di punta: si poteva stare lì a guardare i fiocchi cadere. Oppure si poteva uscire col cane a giocare in mezzo alla neve dopo aver mangiato le caldarroste.

Whyte Clay

lunedì 13 febbraio 2017

Silicio o carbonio?

E' appena terminata una lezione al Cumbalaya, una scuola di ballo vicino alla stazione centrale di Bari. Un gruppetto di allievi stanno attorniando  il maestro per potersi accaparrare delle foto con lui. Nello specifico il maestro è Javier Rodriguez da molti, ma soprattutto da me, considerato il numero uno nel mondo del tango. Tutti gli sono attorno in circolo un po' imbarazzati e un po' intimoriti, e c'è il problema di chi fa le fotografie. Il problema è che sia i singoli che le coppie che i gruppi vogliono la loro foto assieme Javier e nessuno vuole starne fuori. Decido allora di mettermi a disposizione e che scatterò io le foto per tutti: ma io non farò la mia.

C'è qualcosa che mi ferma ma ancora non so bene di cosa si tratta. Forse è perchè non ho fatto 950 km per far vedere agli altri che io conosco Javier Rodriguez, non questa volta almeno. In realtà sono qui perchè ho voglia di vedere lui, ho voglia di abbracciarlo perchè ho scoperto di essergli affezionato come essere umano: se amo il tango il merito è suo.
Allora scatto le foto coi cellulari degli altri, chi vorrà avere il suo ricordo impresso nel silicio dei circuiti del cellulare o della sua videocamera lo avrà, io i miei ricordi li voglio nel mio cuore e nel mio cervello che è a base carbonio. Allora decido di vivere il momento per quello che è realmente: qualcosa che, se non lo fissi e l'assapori intanto che c'è poi svanisce per sempre.

Quest'anno al contrario del precedente, non ho paura di fare brutta figura di fronte a tanta celebrità, di fronte al mio idolo che ho guardato migliaia di volte su youtube,  a colui che ha saputo trasformare l'arte in leggerezza. Più che di paura forse si tratterebbe di imbarazzo, ma stavolta non ho neanche questo. Ormai vivo nel tango e dentro il tango da 6 anni: incontrarlo nell'ambiente del tango non mi crea problemi, ho una grandissima quantità di lavoro alle spalle e mi sono già scoraggiato e ripreso su quel piso (pavimento) non so quante volte. Ora nulla più mi spaventa quando indosso le mie scarpette da ballo.

E così ci incamminiamo verso la stanza dove avverrà la nostra seconda lezione privata, anche se in verità io sono lì per abbracciarlo, però lui questo ancora non lo sa.  Entriamo nella stanza c'e' un certo odore di stantio, ed istintivamente discosto appena la finestra. Noelia la richiude nel giro di pochi secondi perchè ha freddo anche se siamo in giugno: ok è una ragazza. Si è proprio così sono nella stessa stanza con Javier Rodriguez e Noelia Barsi, la coppia del momento nel mondo del tango, e ci siamo solo noi. Facciamo due veloci chiacchiere sul fatto che lui manca dal nord Italia da troppo tempo ed in particolare da Parma, ed i suoi occhi dopo pochi istanti si velano.  Ha molti ricordi in quella terra con il suo grande e passato amore, e mi dice che solo l'accento del mio parlare emiliano glie li fa ritornare alla mente. Ho già capito e d'altronde lo sospettavo, il suo cuore non è ancora guarito, e forse non guarirà mai del tutto.  Questa cosa mi da una pena infinita..  Lo guardo e penso dentro di me a chi ha trovato, o pensa di aver trovato, il vero amore: se poi gli viene negato per un qualunque motivo dalla vita, come può continuare a vivere lo stesso. Come si fa a vivere una vita così piena di vuoto?

Senza quasi parlare inizio a ballare con Noelia che è lì per farmi studiare, per cui cerca di mettermi in difficoltà: cerca di sottolineare le mie carenze ed i miei punti deboli, quanto meno nella marca del tango. Ci riesce benissimo, ho molti più punti deboli di quello che pensavo e direi che li sta trovando tutti. Sento di aver ballato proprio male, ne sono sicuro, ma almeno non è stato per ansia da prestazione o per imbarazzo, tutti gli  errori che ho fatto sono miei. Javier parla un po' in spagnolo con Noelia, lei gli comunica i problemi che derivano dalla mancanza di informazioni che non transitano nel mio abbraccio, dalla rigidità del mio braccio sinistro. Javier l'interrompe, ha deciso che oggi non gli interessano i dettagli tecnici.

Mi ha guardato ballare in milonga la sera prima, no so perchè l'abbia fatto, ed il suo dono si è attivato, proprio com'è successo di nuovo ora.  Che cos'è un dono? Di preciso non lo so neanch'io, da quel che ho sentito dire è un abilità particolare e unica, che in quella forma così acuta e ben determinata ha solo un particolare individuo. Può riguardare qualunque cosa: una particolare sensibilità nel cucinare un piatto, l'intuizione di un chirurgo che supera le prove ed i referti, il saper ricordare le note di una canzone dopo il primo ascolto. Ognuno ha il suo.
Javier, ormai l'ho capito, può guardare dentro l'anima di una persona come se avesse degli occhi extra nella mente, ed il più delle volte questo in verità non è affatto un dono. Supponete per un istante di avere una sensibilità infinita: di poter capire in un lampo intenzioni, sentimenti, pensieri nascosti o mal celati, secondi fini, ansie, cicatrici di una persona, e tutto in pochi istanti. E che questo dono si possa accendere così all'improvviso, che voi lo vogliate o meno. Ecco.. e poi immaginate di avere dovuto utilizzare questo dono per cercare di tenervi accanto "l'amore vero", per anticipare i suoi desideri, le sue richieste, il suo carattere dispotico, i suoi malumori. Ed ogni sera, dico, ogni sera, andare a letto col dubbio di non aver fatto abbastanza, perchè "l'amore vero" in realtà non voleva essere salvata, voleva semplicemente lasciarsi sedurre dal primo e più potente dei sette peccati capitali: la vanità. Ecco provate ora a vivere con l'idea di esservi fatti scappare l'unico amore vero perchè non siete stati abbastanza capaci ad usare il vostro dono, che solo a voi Dio ha dato in quella forma così perfetta ed acuta. E se ci siete riusciti provate ora a respirare ancora, se vi riesce.

Javier mi dice che non parleremo di tango in quella lezione, parleremo di me. Mi dice cose che neppure io sapevo, cose che riguardano il mio passato e il mio carattere. Cose che sarebbero imbarazzanti da dire perfino ad un amico che si conosce da anni, figuriamoci ad un estraneo. Ma lui rischia. Rischia che io  lo zittisca in malo modo e gli dica di farsi i fatti suoi e di insegnami solo qualche passo di tango. Rischia perchè ora che mi ha visto ballare attraverso il suo dono, mi conosce meglio di me, e sa che non sono lì per ferirlo, ma solo per essergli amico.

Gli chiedo se posso provare quel che mi ha spiegato con lui anzichè con Noelia: forse è una scusa perchè lo voglio abbracciare, e forse è per questo che sono venuto fin qui. Sono venuto qui per dirgli che quel che ha sofferto e vissuto tramite il suo lavoro, non è andato perso, che quell'insegnamento e quell'esempio, rimarranno per sempre con  noi. Ed anche se non c'è stato il lieto fine a me non importa, mi importa chi lui è diventato oggi, con tutte le cicatrici, le vittorie e ciò che ha appreso quando le cose non sono andate bene.  Cinque giorni di viaggi, spostamenti e lezioni per 3 secondi netti forse 4 di un abbraccio. Un ricordo impresso nel carbonio del mio DNA, e chissà magari forse anche un po' nel suo, credo ne sia valsa la pena.

White Clay

venerdì 9 maggio 2014

Un amore di peluche



Tondo, decisamente un volto rotondo. Ecco magari leggermente ovale verso il mento, sembra proprio un palloncino. Altre sporgenze non ce ne sono: gli occhietti, le orecchie piccole, il nasino di un centimetro appena e leggermente all'insù di certo non superano la linea circolare delle guance, tonde anch'esse. La forma degli occhi ben si adatta alla perfetta ovalità del capo, anch'essi hanno una forma a palloncino o meglio, a mandorla. Il suo nome è orientale come lei, giapponese per essere precisi. E' molto selettiva nello scegliere con chi ballare, e molto spesso l'ho sentita dire dei "No" con voce chiara a chi non aveva saputo raccogliere la chiara indicazione inviata dai suoi occhi orientali. Lavorava in banca, 12 ore al giorno, a Tokio naturalmente: poi un giorno ha deciso che quella vita era troppo stressante per lei, ed è venuta a vivere in Italia, da sola. Peserà dai 35 ai 40 chili, ma tutti di carattere e coraggio a quanto pare. Per le prime 3 volte che ci siamo visti, non abbiamo ballato tango assieme. E’ come se ci fossimo un po' studiati: la quarta volta, ho notato che mi guardava e l'ho invitata, e così abbiamo ballato il nostro primo tango. Partendo dal presupposto che ballo quattro o cinque sere a settimana da 5 anni almeno, il fatto che mi ricordi ancora bene di quel tango e di quelli poi successivi in effetti mi ha colpito. Ricordo di averne parlato anche con  un amico subito dopo a caldo, di quanto quell'esperienza mi avesse colpito nel profondo.

Ora proverò a cercare delle parole per descrivere quel che è successo, anche se non credo che in realtà ci riuscirò. 

Allora.. Lei è minuta come anticipavo, 1 metro e 65 circa con i tacchi: ma sa far sentire la sua presenza fisica, profumata e delicata. Accetto quindi l'incoraggiamento, mi avvicino al suo tavolo al quale mi ha invitato con lo sguardo, le dico “Ciao” e le propongo di entrare tra le mie braccia. Non lo so se vorrà abbracciarmi o tenermi a debita distanza. Per questo, non l'abbraccio "d'ufficio" e parto con dei passi di ballo: lascio che per alcuni secondi lei si accomodi nell'abbraccio che le propongo come desidererà o come vorrà farlo, cercando di rispettare i suoi tempi e i suoi modi.
Per fortuna si avvicina e mi abbraccia, anche se un po' intimorita dallo straniero di un altra etnia con una struttura corporea decisamente più robusta. Io sono contento che lei abbia accettato la mia accoglienza, e per farglielo capire l'avvolgo tra le braccia col rispetto, la delicatezza e la protezione che userei per tenere in mano un fiore, e come tale la respiro.

Vorrei provare ad avvolgermi in un tango con lei, e per fare questo utilizzerò tutti e cinque i miei sensi più l'anima, naturalmente. Così dopo pochi passi di studio e di conoscenza reciproca, comincio a chiederle, solo con l'anima naturalmente, come le piacerebbe essere guidata. Se preferirebbe ricevere dell’energia, del supporto, se le servono degli spazi per fare degli adornos, se vuole essere ascoltata, seguita o le piace che le si indichi una direzione con sicurezza. Da subito, intuisco che non gradisce 'ordini', marche nette e senza possibilità di interpretazione da parte sua. Piuttosto è meglio uno 'sbaglio' un incomprensione fatta assieme, dovuta al reciproco ascolto, che una marca buttata lì con arroganza. Intuisco anche che questo  avrebbe interrotto la comunicazione, forse per sempre. Poi, visto che non ha timore delle mie piccole pause, oso un po' di più: approfittando di qualche momento più dolce della musica, temporeggio qualche secondo in un abbraccio vero, più che in un passo, per vedere come reagisce a questa sensazione e per lasciare parlare lei in quegli istanti, dentro l'abbraccio. Ipotizzo le risposte che mi possono arrivare, del tipo: "Chi sei tu per abbracciarmi..? Scostati pure..", o "Dai, fammi fare dei passi che ho voglia di muovermi..", o "Ed adesso che figura mi sta chiedendo..? Cosa vuole che faccia questo..?", oppure "Oddio questo tango si sta facendo troppo personale, cosa vuole costui da me?!?".  Oppure: "Va, bene. Ascoltiamo quest' incanto d'un brano assieme. Daccordo anche un po' accoccolati", o "Vorrei che ci mangiassimo vivi a vicenda.." oppure  "Oh! Finalmente un attimo di tregua da tutta questa frenesia del correre..", o altre cose di questo genere.  

Ed invece, ma l’avevo solamente letto su un libro, riguardo alla sensibilità delle donne orientali verso i piccoli dettagli, mi trovo come davanti ad una delicatezza di ascolto infinita, di cui non riesco a intravedere i confini. Questo improvvisamente mi provoca una forte vertigine,  ed è quella che oggi ancora ricordo. Quando per esempio ci si trova su un aereo, con il paracadute sulle spalle, e ti viene detto di lanciarti, hai due scelte, puoi rifiutare o provare. E non c'è da stupirsi se qualcuno non se la sente! Fa paura il vuoto, l'incognito, ed anche tanto! Ma io che ho un'età troppo avanzata per rimandare il vivere ad un altro giorno, mi butto: in realtà forse non aspettavo altro. Non credo che morirò per una scarica di adrenalina, e forse magari mi renderà un po' più vivo.

E così ammorbidisco ancora di più l'abbraccio, le lascio ancora più spazi per esprimersi: le offro un luogo dove ballare, giocare ed essere se stessa, all'interno del cortile costruito dalle mie braccia che ora pare abbia deciso abitare. E così continuando a sfiorarmi sempre più delicatamente con il suo viso tondo, delicato e senza sporgenze, mi comunica tutto quello che ha da dirmi sul come le piacerebbe essere trattata, solo lisciandomi appena col capo come due gatti. Arriva ad accarezzarmi quasi solo con il sopracciglio, sfiorandomi vicino alla tempia, poi verso lo zigomo e quindi in direzione delle labbra, pur sempre mantenendo quel delicato contatto sia fisico che mentale, ma con la dolcezza di un peluche. E quando poco dopo faccio qualcosa di diverso, come una figura un po' più viva o una variazione di energia, sento che apre gli occhi e mi guarda da vicinissimo: ed anche se non la posso vedere perchè è troppo vicina, sento però il battere delle sue ciglia veloci e soffici  solleticarmi il viso come le ali di una  farfalla. Quasi a chiedermi: "E’ quello che volevi..?".

Mi viene tanto da sorridere da dentro, per tutta quella tenerezza,  delicatezza e ascolto. Stento a credere che stia accadendo davvero, e che lo stesso pensiero, fatto senza neppure scambiare una parola, sia lo stesso linguaggio che sta trasmettendo lei. Finito il tango, sorridiamo molto entrambi, ma comunicare a voce è quasi impossibile, sono pochi mesi che vive in Italia, ed il giapponese è molto diverso dal complicato italiano. Non importa, ci rivedremo e comunicheremo ancora.

White Clay

venerdì 5 luglio 2013

Quando sta succedendo tutto questo?


Quando sta succedendo tutto questo..?

Ora. 

Scrivo e sento la soffice  e ticchettante pressione dei tasti sotto i miei polpastrelli: è questo l'attimo che sfugge? L'essere qui con la mente ora esattamente in quest'istante, sorprendermi mentre sto pensando?  Fa paura, da una vertigine.. Poter essere liberi di pensare qualunque cosa, di poter fare qualunque cosa, di poter iniziare a trasformare la propria vita a partire da ora. Avere la consolidata paura di non avere il coraggio di fare nulla, nulla di vero, nulla di pericoloso, nulla di veramente attivo, perché finora è andata bene così. Restare nella zona di confort, non fare nulla di insolito: forse è solo paura di non farcela. E quando sto prendendo questa decisione?  Ora.

Sono abbracciato ad una ragazza bellissima che non conosco, come se fossimo due fidanzati che si sono rincontrati dopo tanti anni di pensieri, di rimpianti e di desideri. I nostri corpi sono così attaccati che è quasi una questione sessuale, se non fosse che noi ballerini dovremmo essere già abituati a tanta presenza. Le nostre guancie sono così appoggiate che baciarsi sarebbe il naturale continuo di quella delicata carezza tra i volti. C'è la musica in sottofondo, è la musica del tango, e noi stiamo volando in ronda come due amanti, cuore a cuore, viso a viso, abbraccio dentro abbraccio. Lei mi accarezza col suo palmo caldo la parte posteriore del collo poco sotto la nuca, ed a me viene da piangere, mi scalda il cuore e l'anima da dentro. Vedo il mondo scorrere dalla cornice che ora lei mi sta offrendo, dal lato dei suoi neri profumati capelli lisci. Voliamo ed io guardo dal finestrino offerto dal suo profilo, dal collo là dove si congiunge con la sua spalla di velluto: il profumo ed il calore ce li mette lei, la musica l'orchestra, l'anima di sicuro ce la lascio io. Quando sta succedendo questo..? Ora.


Hanno appena iniziato il giro per distribuire le bibite e le merendine, ma nessun segnale di allarme si è acceso. Sul volo AZ1645  Roma-Bari  delle 16:45 del 5 Maggio nessuno tra le hostess e gli steward sospettano di niente. Improvvisamente con un sussulto, viene a mancare la sedia da sotto ciascuno dei passeggeri, il pavimento da chi è in piedi. Ora la gravità non funziona più, o peggio funziona male.. L'aereo ha cominciato una specie di avvitamento che sposta il concetto di basso continuamente ed un po' in tutte le direzioni. Sembra un film sui disastri aerei, dove pochi istanti prima tutto è calma piatta e poi dopo un millisecondo ci si trova a vivere dentro la catastrofe. Immediatamente ci si guarda negli occhi con gli steward, il panico scocca da sguardo a sguardo come la scintilla incendia il granello di polvere da sparo al suo fianco, con una velocità esplosiva. La lucidità raggiunge i massimi livelli, assieme alla paura. Quando sta succedendo tutto questo? Ora.
Tutto rientra, come le hostess e gli steward che ora ripiegano barcollanti e un po' zoppicanti verso la cabina di pilotaggio per cercare di avere qualche spiegazione.


Vedo distintamente il bianco degli occhi là dove incontra l'azzurro dalle sue iridi, il suo sguardo come un laser si è agganciato col mio. Quando sta succedendo tutto questo? Ora. Istanti così veri che rimangono incisi nell'anima per sempre. Mi dice, adesso con la voce, che devo essere più distaccato, e non devo sempre e solo pensare all'altra persona prima: così non va bene, non funziona. Che essere troppo rispettoso non va bene, perché la parola 'troppo' è sempre il problema.  Non so come abbia fatto in pochi istanti a concentrare tutta una vita, la mia vita, in così poche parole. Forse, solo chi ha amato davvero e poi perso, può esprimersi con così desolante sincerità.
Mi chiede se voglio provare le sue scarpe, è sincero, vuole aiutarmi ad aiutarmi. Lui rimane con le calze di cotone a strisce colorate, mi segue e mi guida nei miei passi. Non ha problemi a rimanere scalzo lui, il numero uno al mondo, davanti a me per aiutarmi. Lo fa perché è un uomo grande, e gli uomini grandi non hanno paura di sembrare umani: mai. Anche se è il più famoso artista nel tango a livello mondiale, sa che essere vero e sincero  qui con me ora, vale di più di tutta la celebrità e la vanità di questo mondo. Mi assiste e mi guida come il fratello che non ho mai avuto, mi provoca: mi informa che non mi parlerà di tango oggi, non mi insegnerà ne passi ne postura, mi parlerà di me. Mi dice che anche se sono italiano lui apprezza profondamente il mio rispetto per la nobile arte del tango: per questo mi parla di me e di quello che non funziona dentro la mia anima. Il suo nome è Javier Rodriguez.

Ed adesso, mentre sto guardando questo schermo e posso cominciare a cambiare la mia vita a partire da ora, quando sta succedendo tutto questo..?

White Clay

mercoledì 16 gennaio 2013

Laja





E poi vedi, a volte alzi lo sguardo da un piatto di bistecca fiorentina fumante, e poco dietro la bottiglia di chianti Grignolo e qualcun'altra di acqua minerale c'è Laja ed altre due persone che parlano Sloveno. La persona Slava al mio fianco si chiama Sasò ma si pronuncia 'Sasciò'. E praticamente un fiero guerriero biondo e colto dal fisico possente e dalla mentalità aperta, limpida, europea e dall'inglese fluente e simpatico. Della signora Slava di fronte a me invece praticamente non ho memoria, si comporta quasi come un complemento d'arredo: forse le hanno insegnato così. Si presenta quasi fosse una figurina british da esporre all'ora del the, per avere una conversazione molto mite ed una opinione incredibilmente ordinata e religiosa da accompagnare coi biscotti. Ah, e poi ci sono anch'io naturalmente, italiano tra italiani, in mezzo alle colline che circondano Firenze. Non ho idea di quale sia il nome o la posizione del paese in cui ci troviamo, hanno guidato gli slavi nel venire qui, e loro pare che siano più a casa di me in questa terra.

Laja è ufficialmente carina, anche se l'età (credo sia vicino ai 40) ed il carattere diciamo molto 'autoctono' penso che la stiano allontanando un poco dal mondo e dalla freschezza. E' una ballerina di tango notevole, piacevole e suadente, deve aver investito parecchio tempo per prendere la forma e la consistenza di questo ballo: le sue potenzialità sarebbero molto alte, ma c'è un 'mah': ahimè, c'e' sempre un 'mah'. Me n'ero accorto più razionalmente credo già ieri sera, durante il nostro secondo ballo, ma forse anche prima, però di sicuro l'avevo voluto ignorare. Laja è molto intelligente, direi sicuramente molto più di me; inoltre è donna ed ha un potente istinto che le fa da consigliere quando lo desidera. Mi diceva l'altro ieri al bar che è stata 2 anni in Cina, da sola come esperienza di vita e per imparare il cinese. A dire il vero non c'è andata da sola, c'era andata con un ragazzo, ma dopo poco hanno cominciato ad odiarsi l'un l'altro e così hanno deciso di continuare il loro viaggio nella sperduta Cina separatamente. Però non bisogna pensare ad un viaggio di piacere, ad una vacanza in un resort o in un hotel. Praticamente con pochissimi soldi, facendo spesso l'autostop ed essendo ospitati da famiglie contadine che non avevano ne l'acqua corrente ne l'elettricità, ma che però almeno di solito, si premuravano di nutrirla, magari anche condividendo con lei riso e larve e quel poco che avevano.
Questa cosa, lo confesso mi ha colpito.. come mai una bella e giovane ragazza come lei (al tempo lo era anche di più), decide di tuffarsi nel rischio di un viaggio con così tante incognite e pericoli? Non lo so e non credo che avrò mai una risposta a questa domanda: probabilmente poi tra l'altro la risposta non sarebbe neanche una soltanto. Quello che posso osservare però è il risultato: non ha paura stare tra la gente, non ha paura di essere sola, sa di bastare a se stessa. Sa di essere intelligente e di potersela cavare in situazioni in cui molte altre persone non ce l'avrebbero fatta. Ha paura del governo, di qualunque governo, poiché ha visto che cosa possono fare. Perdere un uomo per lei (che è appena uscita da una relazione di 4 anni) vuol dire che ce ne sono altri 1000 da scegliere, non è un problema. Organizza un festival di tango a Lubiana in Slovenia, ed è un idea sua: là il tango non va molto ma lei sta cercando di importarlo. Ma torniamo al 'mah', quell'insidioso 'mah'. Mica è facile descrivere un 'mah': sono solo tre lettere ed una di queste è addirittura un 'h', ma ci proverò lo stesso..
Allora, diciamo che "un tarlo" che l'attanaglia l'ho incontrato un paio di volte, nel breve tempo che abbiamo trascorso assieme. La prima volta che non ho potuto non vederlo, lei era nella semi oscurità di una milonga e mi guardava da dietro una colonna. Nel linguaggio del tango guardare una persona di sesso opposto all'inizio di una tanda, vuol dire: "Vienimi ad invitare e balleremo". A questa disponibilità l'uomo, se desidera condividere il prossimo ballo con lei, risponde con un cenno del capo chiamato 'cabeceo': e se a questo gesto lei corrisponde con un sorriso l'accordo è fatto, il contratto è stipulato,  l'uomo parte, va da lei e balleranno assieme almeno per i prossimi quindici minuti. Ma lei invece, mi guardava e si nascondeva dietro la colonna alternativamente con un ritmo lento e pensieroso. Tutti i bambini del mondo lo fanno, ti guardano e poi si nascondono: ma dopo essersi nascosti dietro un muro per esempio, ne riemergono con un sorriso come a dire: "Rieccomi!!".
Ma lei no, non sorrideva, era incredibilmente seria e triste e praticamente senza espressione.. Come per dirmi "Ti sembra di vedermi? Ma tu non mi vedi, vedi solo un esterno, una facciata: ma non puoi sapere chi sono io, cosa mi porto dentro e a dietro: solo stai guardando qualcuno che ti si può nascondere in qualunque momento, se lo vuole, e tu non puoi farci niente".
Al mio secondo o terzo tentativo di cabeceo, al quale lei si continuava a nascondere e riemergere da dietro la colonna sempre continuando a guardarmi senza espressione, ad un certo punto ho pensato di girarmi per vedere se c'era qualcun'altro dietro di me a cui stava puntando: ma ero solo in quella direzione, guardava proprio me. Alla mia richiesta di ballare a distanza con il segno convenuto, lei continuava a guardarmi con occhi fissi, senza battere ciglio ne cambiare espressione, quasi una maschera di cera. Poi è arrivato un tale che conosceva ed ha interrotto quel teatrino, ed è quasi stata costretta ad accettare di ballare con lui, oppure semplicemente si era stufata di quel gioco. E questa diciamo che era la 'm' del 'mah'.

La 'a' invece l'avevo intravista durante un nostro tango. Lei è abbastanza preparata, lo riconosco, ma non è una ballerina perfetta: ogni tanto perde l'equilibrio, non in maniera clamorosa certo, ma è percettibile ed ha bisogno di appendersi un attimo al ballerino per recuperare il suo asse. Inoltre con le gambe non è molto veloce, è necessario che chi disegna la sua coreografia attenda i suoi tempi, perché lei non accelera neppure se ci starebbe bene un controtempo in quel preciso momento del brano. E' come se dicesse: "Nessuno mi può dire quel che devo fare e a che velocità vuole che lo faccia, io comando nella mia vita e questo deve essere molto chiaro fin da subito". Ma nel tango, che è un gioco (qualcuno dice quasi una metafora della vita) funzionerebbe se uno dei due conduce e l'altro segue. Non è questione di sesso, ed in certe occasioni ci si può scambiare i ruoli tra chi segue e chi guida. Però non funziona se tutti e due conducono o se tutti e due seguono, semplicemente non funziona. E non funziona neppure se uno conduce male e l'altro non ha voglia di seguire: risulta un tango disarmonico, forzato, fastidioso anche solo per chi guarda, un po' come certi matrimoni che non si sa bene che cosa li tenga assieme. Chi può dirlo, forse servono solo per far vedere "agli altri" che non si è soli, scartati, mentre tutti gli altri ‘lottano in pista’. Però una ballerina esperta che voglia presentarsi bene ad un coreografo lo sa che non deve imporre la sua coreografia come primo approccio, si partirebbe già col piede sbagliato, ed ecco la 'a'.
Ed ora arriviamo finalmente alla temuta 'h'. Lei è lì seduta su una sedia a bordo pista, evidentemente non c'è nessuno con cui le va di ballare, altrimenti solo ad un suo sguardo chiunque correrebbe ad accompagnarla: ma lei è estremamente selettiva. Non le piace la musica, non le piace il musicalizator, non le piace stare da sola: non le piace stare in compagnia, non le va che le si parli mentre è a caccia. Ho controllato sul dizionario, hunting in inglese (perché è in questa lingua che comunichiamo) vuol proprio dire caccia. Mi sembra proprio di capire che le prede ora siano i maschietti, vestiti da ballerini visto il contesto in cui ci troviamo. Il solo fatto di averle chiesto "tutto ok?", visto che aveva quell'aria sconsolata/scocciata l'ha turbata ulteriormente, non si può disturbare chi è intento a cacciare. Neppure con una superflua chiacchiera fuggevole. Poco importa se la sessione di caccia durerà 5 ore: nella battuta di caccia non si parla, punto e basta. Poco dopo passo davanti ad uno specchio, e realizzo.. Anch'io sono un maschietto e sono vestito da ballerino come tutti gli altri.. Improvvisamente mi sento nel gruppo, ed avendo come molti altri una camicia gessata, altri invece pantaloni gessati, sembriamo un po' quasi un branco di zebre: il predatore a lato. Realizzo: ma allora anch'io sono una preda, una delle tante. Una di quelle già assaggiate magari, forse neppure una delle più sgradevoli, ma però ora il mio tempo è finito. Abbiamo già fatto un paio di balli questa sera, ed è più di quanto abbia concesso a qualunque altra preda, e questo mi ha tolto la possibilità di avere la sua attenzione finché staremo li. E' bene inoltre, che io lo capisca molto alla svelta, prima di rischiare di diventare antipatico. Io sono felice perché sono venuti dei cari amici a trovarmi dalla mia città, come le avevo accennato la bar qualche ora prima, e mi verrebbe spontaneo presentarli: ma dallo sguardo e dal tono di voce capisco che non è aria, è come se mi dicesse: "Non hai capito, non si parla durante la caccia". Ed ecco l'h'.

Ecco fatto. Ecco 990 parole per spiegare solo 3 lettere: 'mah'. Però ora tutti questi ragionamenti possono tornare là dov'erano, cioè nella mia mente. Ed io posso tornare con la mia presenza esattamente la dove eravamo partiti, alla tavola di quel ristorante sconosciuto, in mezzo a quel paesino toscano di cui non conosco il nome. Ora sta arrivando la torta al cioccolato, ed io al momento mi sento una preda con dessert a fianco.

White Clay