giovedì 11 agosto 2011

Angeli

Lei è completamente nuda, ma sembra vestita di tutto punto nel suo passo felino di donna. Si siede sul letto al suo fianco e sono entrmabi tiepidi e profumati. Ognuno è appena entrato a far parte un pò del profumo dell'altro, hanno appena finito di fare l'amore come se si fossero cercati da mille anni ed ora finalmente ritrovati: due angeli quando si incontrano si riconoscono sempre se riescono ad annusarsi e sfiorarsi sulle punte delle labbra. Lei prende la sua mano e la stringe un poco tra le sue; se la porta nel calore del suo grembo, in mezzo alle coscie abbronzate, liscie, ora chiuse, qualche centimetro poco sotto l'ombelico. Lui ha un sussulto di calore e tutto dentro si scalda, potrebbe ricominciare a fare l'amore con lei subito, però non vuole farlo.. è troppo spirituale il legame che si sta formando adesso tra di loro, è quasi visibile: lui si è aperto, come se avesse finalmente trovato la sua altra parte, come di fronte a Dio. E le ha parlato del suo sogno della sua visione.

Shirley: - Parlami di quello che provi quando balli -

Giacomo: - Mi dispiace.. non so se ci riesco.. Le parole, non bastano. Non c'e' un pensiero solo che lo possa esprimere.. ecco, è come dire che sogno però sono sveglio.. mi guardo attorno e ho voglia di sognare ancora. Respiro ed è vero.. è bello come la vita.-

White Clay

mercoledì 13 aprile 2011

Kire

Saranno da poco passate le 4 di mattina e qualcosa mi sta trascinando via dal sonno.. è un rumore sordo vibrante e in sottofondo c'è una leggera musichetta.. Apro gli occhi e vedo una luce lampeggiare sul comodino della mia camera da letto: "Cavolo è il cellulare". Coincidenza erano un po' di notti che non riuscivo a capire perchè me lo scordassi acceso: chi lo sa, forse era per questo.. senza saperlo forse stavo aspettando una telefonata da non so chi.. Annaspo tra lenzuola e coperte e cerco di raggiungere il bordo del letto: provo a mettere a fuoco il display del telefono ma la luce del visore è troppo intensa per le mie pupille dilatate, mi abbaglia. Strizzo un pò le palpebre e riesco a decifrare la scritta -Numero Privato-.
"Porca miseria" - penso tra me e me.. qualcuno che ha sbagliato numero o della pubblicità registrata.. sto per spegnerlo quando lo stesso pensiero inconscio che mi ha fatto lasciare il cellulare acceso nelle ultime notti ora mi dice che devo rispondere. Mi sdraio col cellulare in mano, pronto a metter giù subito o a spegnerlo se si fosse trattato di notizie poco interessanti. Premo il tasto verde e dico con il tono di voce più assonnato che ho: "Proonto".
Sento qualche istante di interminabile silenzio dall'altra parte, ma anche un accentuato fruscio costante di fondo che mi fa pensare ad una telefonata che arrivi da lontano. Attendo qualche secondo che mi sembrano lunghissimi e poi dall'altra parte del ricevitore sento una parola che non sentivo più da molto tempo: "Kire!". 
Non ci posso credere.. saranno almeno 8 anni che non sentivo questa parola e solo una persona su sei miliardi che siamo su questo pianeta poteva dirla a me e alle 4 del mattino. Subito penso e spero che sia uno scherzo, che l'abbia detta per rompere il ghiaccio dopo tanto tempo che non ci sentivamo.. "Simone Mago sei tu????" - "Si, eheheheh.. Quanto tempo eh?" - Parla con un filo di voce quasi non dovesse farsi sentire - "Mio Dio, non ci posso credere!! Lo sai che qui è notte vero?" - "Si, lo so.. Kire, qunando vuoi tu" - mi risponde. Scoppio a ridere, forse queste sono le uniche 4 lettere che potevano farmi ridere in questo periodo e a quest'ora della notte. Dal tono di voce mi sembra però che non stia scherzando.. Continua: "Ho poco tempo e non posso farmi sentire ora, prenditi il tempo che devi, ma ti prego, fammi sapere se puoi,voglio andarmene da qui." Io ancora ho la testa confusa dal sonno e dalla sorpresa, ma capisco dalla tonalità del suo parlare che c'è qualcosa che non va, e che non puo' prolungare la conversazione più di tanto. Gli rispondo - "Cazzo!! davvero Kire?" per essere sicuro di quel che dovrà essere del mio futuro, anche se un pò, sotto sotto, mi scappa da ridere.. "Se puoi ancora.. si, altrimenti fammi sapere. ora ti devo lasciare, poi ti spiego, spero di vederti presto.." - "Ok, va bene.. ti faccio sapere.. domani ti scrivo una mail.. Sai cosa..? Può anche darsi che vengo." - "Hermano, ora devo riagganciare, poi ti spiego" - e riattacca.

In giapponese "kire" significa "uccidimi": ma questa parola d'ordine fu coniata invece in un momento di estrema allegria. Tra le chiacchere che si fanno a volte a tavola con gli amici, quelli veri, era anche capitato l'argomento che se uno dei due un giorno si fosse trovato in una siutazione dalla quale doveva/voleva scomparire, per i motivi più vari, non so.. problemi coniugali, di famiglia, d'affari, di natura introspettiva, avrebbe potuto usare questa parola in codice per farsi venire a salvare dall'altro, per poi scomparire assieme. Questo almeno fino che non si fosse formata una soluzione di vita alternativa per quello dei due in fuga, o per entrambi magari, chi poteva dirlo. Dopo 10 anni dalla prima volta che ho sentito nominare quest'espressione giapponese, ci sono stati diversi viaggi, miei e suoi: ed in ciascun viaggio cercavamo sempre a tempo perso, ma forse poi neanche tanto, una capanna sulla spiaggia, una stamberga, un rifugio a poco prezzo e ben isolato, nel caso in cui uno dei due avesse pronunciato il codice. Io il mio rifugio l'avevo già scelto, e se devo essere sincero un pensiero a ritirarmici anche da solo più di una volta ce l'avevo già fatto. Il mio nascondiglio si trova in Thailandia nella campagna lungo la costa a 15km nord di Puket. C'e una serie di piccoli bungalow sulla spiaggia, gestiti da un certo Renmei, col quale negli ultimi anni ho mantenuto ottimi rapporti. Con poco più di 120€ al mese mi lascia tenere un bungalow per il tempo che lo desidero, ed in quel paese un bungalow è tutto quel che si può desiderare per vivere una vita da sogno di fianco al mare. In pratica con 1.500€ all'anno si risolve il problema dell'alloggio, per il cibo ed il resto poco di più. Ho dei soldi da parte, e diciamo che in quel paese potrei ragionevolemnte vivere di rendita. Forse aspettavo questa telefonata da non so quanti anni: forse se non mi avesse chiamato lui l'avrei fatto io. Forse a 48 anni c'e' bisogno di ricominciare a vivere da zero, tutte le cellule del mio corpo l'hanno sempre saputo, magari da sempre o forse solo dall'ultima delusione. Qui non c'e' niente più che abbia urgente bisogno di me.. e anche se dovessi sparire un anno per cercare me stesso, nessuno mi denuncerebbe per questo. Mi corico un altro pò per dare il tempo alla circolazione di prendere il ritmo della veglia, ma chi ha più voglia di dormire ora? Mi alzo, accendo il Pc, mi lavo la faccia, e mi collego a internet. Il Pc sarà la mia chiave di uscita da questa realtà. Mando qualche mail alla gente con cui collaboro, mi collego al sito della Lufthansa e guardo i voli, prossima fermata Tsukuba, provincia di Tokio. Sarà una settimana un mese o dieci anni, ma credo che ora è il tempo di partire, ora è il tempo per il cambiamento che aspettavo. Ma tu pensa delle volte.. quattro lettere, due vite salvate. Kire!

White Clay

lunedì 7 febbraio 2011

Il ponte

Sento la pressione della sua fronte appena sopra il mio zigomo e so che le cose non vanno bene. Non so mai in che maniera mente, corpo e destino si siano intrecciati e a qual punto io li riuscirò poi a districare. Ho chiesto a lei se aveva voglia di ballare, e se potevo utilizzare la sua di voglia perchè io di mia non ne avevo molta. Sono riuscito a farla sorridere e mi ha detto di si. La musica è stupenda è la Milonga Brava di Francisco Canaro, ma per ballare la milonga bisognerebbe essere felici, ed io ora per rispetto a lei trovo il coraggio di esserlo di nuovo. La parte alta del mio busto inizia a muoversi guidata dalla musica e dalla gioia dei nostri corpi, che anche se ora è un pò impolverata dagli eventi sento che è ancora viva.
La mia preoccupazione più grossa sta nell'accanimento che anch'io conosco bene: l'accanimento verso un passato infelice, che ci ostiniamo a mantenere in vita perchè anche se ci fa male lo preferiamo all'incognito del nuovo, dell'inesplorato.. qualcuno da piccoli ci deve avere inculcato che tentare di salvarci è sbagliato, anche il solo provarci. Che cercare di cambiare la nostra situazione per quanto ci sembri orribile, è da evitare: non bisogna neanche provarci. E ci hanno insegnato La Paura, la tremenda Paura di ciò che c'e' la fuori, che bene non si sa cosa sia, ma che di sicuro ce l'avrà con noi, chissà poi perchè.. Maledetta sindrome di Stoccolma!! Però io ora che sono cresciuto so da me che qualunque cosa ci sia la fuori non è peggio dell'inferno che si può nascondere all'interno di un'anima troppo oppressa.

La gioia del ballo ed il ritmo della milonga mi chiamano, piano piano, o almeno io tendo l'anima perchè questo accada. Ma la felicità si puo' provare solo se è vera, non se è esteriore, di facciata. Penso dentro di me che  lei sarebbe disposta ad assecondarmi in questo momento di felicità dei corpi anche se dentro, la sua anima, si stesse struggendo di livore. Donne.. Questo però a me ora non va più bene.. non ho viaggiato mezzo mondo per essere ancora la persona inutile che sono sempre stato. Oso: le chiedo come va, so riconoscere uno sguardo disperato quando ne incrocio uno, sono un paziente anch'io. 
"Non ce la faccio più a lottare.. l'altro giorno volevo scriverti, ero disperata. Ci sono dei momenti che vorrei buttarmi giù da un ponte.."

E' peggio di quello che pensavo. Pensavo che la fase acuta fosse passata, e invece era stata solo messa una coperta sul fuoco, per non far vedere agli altri che la fiamma ardeva ancora. Ma la coperta era di panno, e anzi che spegnere il fuoco lo stava ora accrescendo e alimentando con la sua stessa lana. Donne.. Le parlo un po', le dico che deve scrivere, sempre e comunque. Se anche non a me, di quello che le passa per la mente,le dico che anche per me lo scrivere ha sempre fatto e sempre farà la differenza tra vivere e sopravvivere. E lei più di chiunque altro a questo mondo sa qual'e' la differenza tra vivere e sopravvivere. Non parlo più le parole sono inutili, ma la faccio sentire protetta tra le mie braccia. E' come se stesse per piangere mentre balliamo, appoggiata al mio viso mentre andiamo in ronda nel nostro stretto abbraccio: la sento tenerissima come fosse un pulcino appena uscito dal guscio, infreddolita, morbida, abbandonata, l'abbandono che solo può seguire a un lungo pianto. Solo un bambino che ha avuto un grande spavento e poi abbia trovato un angolo di rifugio può abbandonarsi in quella maniera, totale, senza più speranza e pertanto incondizionata. La vita, quella le era sembrata di doverla lasciare quando aveva visto l'inferno da vicino; se è viva o morta ora non lo sa più. Neanche gli interessa più, sà che comunque non è dipeso da lei se ora è qui oppure no, ha saputo di non avere il potere di decidere neppure della sua vita. E quando cominciamo a considerare l'essere a questo mondo come un caso fortuito, una mal strappata clemenza di altri, un capriccio del destino, ci distacchiamo dalla vita e la guardiamo in terza persona: perchè no, non possiamo permetterci di affezionarci troppo ad una cosa che ci possono portar via da un momento all'altro, per capriccio, per stizza, per ira, per dispetto. Sento le mie spalle molto calde e forti ora per via del ballo e dell'adrenalina che scaturisce dai miei sentimenti. Se ora entrasse un rapinatore, e sparasse in questa direzione, io non avrei nessuna esitazione nel mettermi tra il proiettile e lei per farle da scudo: morire cosi' sarebbe sensato e dolce. Le parole finiscono, la musica finisce, il ballo finisce, il mio pensiero rimane.

Chi sono io per aiutare qualcuno? Chi sono io per fare qualcosa? Che cosa posso fare io per aiutarla? Ormai tutti, ma quel che più conta io, so che non posso più non fare niente. Il problema è che benchè io ormai lo sappia fortemente, ancora non ho il coraggio di essere fino in fondo il pazzo che vorrei essere. Per ora pianifico ed agisco di strategia, il più delle volte almeno. E infatti agirò: lascerò i tempi al destino e le parole alla mia anima, che è da un po' ha stretto una segreta alleanza con la mia pazzia. E se Dio mi darà il coraggio e magari una briciola della sua forza, l'aiuterò, perchè sento di conoscere la soluzione: non conosco fino in fondo il problema ma sento fortemente dentro di avere la soluzione, o forse che il mio morire nel tentativo di aiutarla sarà comunque d'aiuto. L'alternativa d'altronde la conosco bene, impotente di fronte al male una altra volta? Nooo... non questa volta, non sono più la persona fragile che vi aspettavate di trovare, cari demoni che alloggiate nella mia anima. Ora sono lucido, e questa volta vi guarderò dritto negli occhi uno per uno, e vi chiederò che cosa volete, e non avrò più paura della paura. E loro mi saranno grati di questo perchè i demoni che vivono nell'oscurità dell'anima vogliono semplicemente essere capiti ed ascoltati, possibilmente con un sorriso del cuore: desiderano solo e anch'essi la loro piccola goccia di sole.

Chi sono io? Ora una risposta c'è l'ho. Io sono la lotta. Se il male mi ucciderà allora per un momento gli sembrerà di aver vinto, ma il mio esempio non scomparirà dagli occhi di chi ha visto. White Clay è il mio nome e so che arrendersi al male un'altra volta sarebbe peggio della morte, per cui non ho niente da perdere. "So chi ti ha fatto del male, e questa volta non sarà l'innocente a finire giù dal ponte".

White Clay

mercoledì 1 dicembre 2010

Il pazzo

Il giorno poi che ho smesso di lavorare per me ed ho incominciato a lavorare per Dio  tutto è divenuto più semplice, tutto più chiaro. Non è il mio inutile fine utilitaristico a darmi motivazione a farmi muovere, ad impormi obblighi ed obbiettivi, è la sua voce ed io la sento. La sento da quel giorno che mi disse di non ingannare più. Ero disperato ed io l'ho ascoltata. Un passo silente, forte come il tuono, sottile come un filo d'acciaio, invisibile ma vitale: unica ancora di salvezza nel mondo impossibile da navigare altrimenti.. senza fari, senza stelle o con luci che sembrano stelle che fanno naufragare  grandi vascelli o interi continenti, un filo d'acciao nel nulla: a meno che io non decida di reciderlo o di ignorarlo che è la stessa cosa. Così pazzo da essere sincero, con se stessi addirittura per scoprire che in fondo è divertente, che siamo tutti uguali, noi, gli stupratori, gli assassini, i prepotenti, gli iracondi, i timidi, gli ingiusti, i sadici, i gentili, gli stolti i saggi, i mediocri. Qualcuno di questi che vive sul lato esposto alla luce, quello che si tiene alla vista del sole che tutti lo possono vedere; qualcuno che vive nell'ombra che il corpo getta inevitabilmente a partire dai suoi piedi dal lato che non è illuminato.  E ciò che lavora nell'ombra è pericoloso, perchè è convinto dell'impunità, della connivenza dello stato, di poter far qualunque cosa per se senza  pagarne le conseguenze: al buio di nacosto, non ci sono limiti a quel che si può pensare.. e poi dal pensare al fare che differenza fa se non un  altro pensiero; e poi un altro ancora per giustificare il precedente, quando ancora c'e' nè bisogno. Pazzo sono perchè a tutti voglio parlare, al torturatore, all'assassino, all'iracondo, al timido, all'ubriacone, all'uomo sofferente per vederlo sorridere, e la vita più non temo di perdere perchè già perduta la ho ogni volta che ho lasciato un compagno nell'ombra o nel delirio, ogni volta che non sono morto per aiutarlo o perso per ritrovarlo. Morto sono tutte le volte che ho pensato che la vita non  mi meritasse e l'ho abbandonata alla finta dimenticanza. Ma respira ancora il mio cuore contro la mia volontà, e tenendomi in vita, mi porta a teatro dove mi sento vivo, dove vedo la pazzia dell'anima avere sfogo, e ciò che le parole non possono dire assumere la forma di una ballerina intarisata nella nudità delle sue scanalature, tra gli avvallamenti dei muscoli e nella perfezione semplice del suo seno. La consapevolezza di essere pazzo è ciò che mi rende ancora vivo, la pazzia del capitano che rischia la vita e l'equipaggio per non abbandonare neppure l'ultimo dei suoi marinai,  che l'unità tra di loro è più importante della vita stessa del capitano. Pazzo domattina a svegliarmi e non sapere quel che sarà, ma sicuro che la nave potrà reggere o perirà nella lotta, ed in entrambi i casi  il problema sarà risolto, alcuni lo chiamano coraggio.


White Clay

martedì 16 novembre 2010

I magneti



Il gioco dei magneti, è un gioco antico. Ogni magnete ha per sua natura uno Yin e uno Yang, un positivo e un negativo, un sud e un nord. Non esiste magnete al mondo che non abbia entrambe le facce. Per quanto piccolo si riesca a spezzare un magnete, e lo dice la fisica, fosse anche di 5 atomi, ne avrà almeno due polarizzati in un modo e 2 nell'altro. Gli esseri umani, a mio avviso, o almeno la parte elettrica del loro cervello, conserva questa proprietà:  e questo credo sia vero per ogni sentimento, passione, o impulso che si possa manifestare al suo interno. Alcuni scienziati tempo fa hanno osservato che le zone del cervello interessate nel caso di sentimenti  contrastanti come ad esempio l'amore e l'odio, sono pressochè identiche. Dal punto di vista circuitale.. è una buona ottimizzazione da parte della Natura aver posto nella stessa regione di spazio tutto il necessario per procurare una serie di reazioni muscolari ed ormonali, per poi poterlo usare in un senso, o per il suo contrario: Yin e Yang. Stessa cosa diverso utilizzo, esiti diametralmente opposti, a seconda della direzione che sembra conveniente intraprendere.
Ho conosciuto persone giocare ai magneti, ed un pò forse ci ha sempre affascinati tutti il gioco delle calamitine.. che si seguono a distanza, anche attraverso un grosso spessore, o che si respingono con una forza che quasi non riusciamo a contrastare anche se le calamite sono piccolissime. A volte giochiamo ad attrarre, a volte a respingere,  e c'è chi si diverte come un bambino dispettoso prima sempre un pò ad attrarre e poi subito dopo a respingere.

White Clay

giovedì 4 novembre 2010

Buenos Aires senza meta - Lo spettatore [Parte 3]

Dopo un bagno caldo e un po' di frutta mi accorgo che non ho ancora cenato, decido allora che la giornata non è per niente finita e la destinazione di stasera sarà la Confiteria Ideal, la milonga più storica e più elegante di Buenos Aires. Ho poche forze e molta fame per cui mi affretto a chiamare un taxi ed a dargli le indicazioni precise. Come sempre poi però il gusto della scoperta e della novità prevalgono sugli istinti del corpo, e poco dopo mi ritrovo ad osservare rilassato le strade di Buenos Aires di notte che mi scorrono a fianco veloci, dietro il finestrino del taxi di Charlie, un giovane taxista con la guida da formula uno e la parlantina del venditore di emozioni per soli uomini.

Scendo dal taxi e mi sento subito osservato. Mi giro e vedo sull'uscio della milonga una bellissima donna, con un età indefinita dai 25 ai 30 anni che istintivamente mi sorride e mi saluta. E' accompagnata, ma non riesco a distogliere lo sguardo dal suo sorriso che ricambio senza staccare gli occhi dai suoi. Nelle sale da tango capita frequentemente di salutarsi anche se non ci si conosce.. E' un modo per sciogliere il  ghiaccio che si potrebbe creare tra perfetti sconosciuti al primo contatto. Dopo un saluto ed un poco di tempo, se per caso andassi ad invitarla a ballare non saremo più perfettamente estranei, saremmo quelli che si sono salutati venti minuti fa.. Sono contento di aver visto qualcuno di giovane qui attorno, cosa non scontata nelle milonghe di Buenos Aires, e dopo aver fatto il biglietto in quello che sembra l'ingresso di un vecchio cinema di marmo risalgo la scalinata che mi hanno indicato da dietro il bancone, anch'essa completamente in marmo.  Quando entro nella sala mi trovo al centro dell'attenzione. C'e' pochissima gente, una ventina di persone o poco più, e credo che a parte 5 o 6 turisti gli altri si conoscano tutti. Il fatto che ci sia poca confusione, mi rincuora abbastanza, farò meno fatica a ballare se non ci sarà traffico in pista;  per il fatto di essere al centro dell'attenzione mi importa poco, non ho mai ballato per gli atri, solo per me e la mia ballerina. Spero con tutte le mie forze che ci sia qualcosa da mangiare ho il fisico in riserva, ma la novità e la bellezza del posto mi tengono su, anche se dovessi saltare la cena. Mi siedo ad un tavolo sul lato sinistro della pista ed il cameriere mi nota, essendo l'unico oggetto alieno che si muove per la sala. Ci salutiamo con un gesto del capo e gli chiedo se ha una carta. Il mio stomaco pende dalle sue labbra e quando sente la risposta "Claro!"  ha un sussulto di contentezza. Ordino un paio di Empanadas (assomigliano ai nostri tortelli dolci, ma sono salati e con dentro uno spezzatino di carne e verdura). Non voglio mangiare tanto quanto desidererei.. voglio mantenermi lucido e pronto a ballare. Intanto noto che la mia presenza (sono vestito molto elegante) ha suscitato la curiosità degli habitué del posto. Li vedo curiosi di sapere chi sono: ed io li lascio fantasticare.. Potrei essere un professionista o un maestro , oppure un principiante allo sbaraglio, un gangster o magari il regista del prossimo film sul tango alla ricerca di volti nuovi. Sarà poi mia cura disilluderli al  mio primo ballo, sono solo uno studente volenteroso, che farebbe qualunque cosa per praticare ed imparare. Ma ora sono concentrato sul cibo.. l'annuncio del suo arrivo mi ha tolto la capacità di fare qualunque altra cosa, se non attendere il cibo. Arriva.. Non mi ci avvento sopra a testa bassa, anche perchè è bollente e poi ho gli occhi abbastanza puntati addosso. Mangio con calma e sorseggio la mia coppa di vino tinto, ma le mie mascelle hanno la velocità e la sicurezza di  chi non mangia da tempo. Convinco il mio stomaco che 2  empanadas sono sufficienti  perchè c'e' dentro la carne ed il vino rosso è calorico, così mi appresto a guardarmi in giro.
Nel frattempo gli habitué del posto hanno allestito un vero e proprio spettacolo per me. Si sono messi a ballare e qualcuno, diciamo il più bravo ed elegante della pista ha fatto un paio di ronde strette in prossimità del mio tavolo con la sua compagna e mi guarda spesso, per farmi notare la sua collaudata tecnica. Io dentro di me, mi sento molto grato di questo, sia per il fatto che mi sta considerando, benchè sia un misterioso nessuno, sia perchè sono venuto qui per questo, per vedere come la gente balla a Buenos Aires. Apprezzo molto l'ospitalità ed alla prima occasione di incontrare il ballerino esperto nel corridoio laterale, lo saluto con un  accenno di inchino che lui ricambia con eleganza: e questo è quanto avevamo da dirci per quella sera. Intanto avevo notato la ragazza che mi aveva salutato all'ingresso prendere posto con altre tre persone, in tutto due ragazzi e due ragazze, in un tavolino dal lato opposto del salone di marmo. C'e' poca gente in milonga e la ragazza dal sorriso stupendo sta scendendo in pista assieme ad uno dei suoi accompagnatori, mentre l'altra coppia li segue a ruota. La ragazza che mi ha salutato è molto bella e si muove in maniera sinuosa, col suo ballerino hanno uno stile di ballo molto vistoso ed ingombrante ma sono armonici e questo rende gradevole seguirli con lo sguardo. La coppia che li segue e con la quale sono entrati invece mi sembrano molto meno armonici ed avverto i loro scambi di energia troppo forzati, mi concentro sui primi.
Terminato il ballo e dopo qualche esitazione parto. Mi dico: "Non sarò mai più qui e ora. Ora è il momento di fare le cose". Dal momento che siamo praticamente gli unici giovani veramente interessati  al tango presenti in sala, circumnavigo la pista e mi presento al loro tavolo. Per rompere il ghiaccio provo con un complimento: "Ustedes es maestros?" ("Voi siete maestri?"). Con un po' di sorpresa mi dicono che lo sono, si presentano e mi fanno spazio per invitarmi a sedere con loro al tavolino: adoro i popoli latini. Facciamo due chiacchiere sul locale, sul fatto che ci siano pochi giovani a Buenos Aires che ballano il tango, e su una coppia di attempati, coreografici e scoordinati ballerini che sono ora a centro pista. Ci convinciamo che siano parte dello staff e siano lì per togliere l'imbarazzo di ballare a chiunque lo desideri, anche se poco o per nulla esperto. Cosi' leggermente divertiti, anche se un po' imbarazzati per il livello di ballo decidiamo di chiamarli "Allegria", che in spagnolo si scrive con una "l" in meno, ma la parola rende uguale. A sorpresa per me che non capisco bene lo spagnolo, le luci del locale si accendono ed il titolare del locale annuncia l'imminente l'esibizione dei ballerini al mio tavolo, che tra gli applausi generali del pubblico sta per avere luogo.

Finita la pregevole esibizione e con lo sfumare degli applausi le luci tornano basse come prima e la serata sembra volgere verso il termine, ma io mi gioco il tutto per tutto e chiedo alla ragazza dal sorriso magico, che ha da poco terminato l'esibizione, se le va di ballare con me, anche se sono solo un principiante. Mi sorride ed acconsente, sembra felice che glielo abbia chiesto e per la sua grande gentilezza è disposta a rischiare.  Le donne spesso seguono un istinto di cui ignoro i confini e questo non finirà mai di sorprendermi. La musica inizia e noi ci abbracciamo, come la tradizione richiede.

Sento la pressione del suo petto contro il mio, fisicamente stiamo per formare un'ombra sola. Il suo abbraccio è tenerissimo anche se è deciso nello stringermi a se. E' chiaro che non andremo da nessuna parte se non assieme, qualunque cosa accadrà la affronteremo assieme, ci affidiamo uno nelle braccia dell'altro, come se fosse una promessa eterna, e non pensiamo  che tra non più di tre minuti il tutto potrebbe finire. Inizio la prima apertura sfiorando con il mio piede sinistro il pavimento liscio, lei mi segue come velluto e sento il mio cuore battere forte come non aveva fatto mai, non veloce: forte. Le pulsazioni sono cosi' detonanti che sento scuotere l'intera gabbia toracica, e penso che le possa sentire anche lei. L'emozione è immensa, siamo in una città sconosciuta, nella milonga più storica, famosa ed elegante di Buenos Aires dove  tutto è marmo, intarsi dorati e musica e siamo praticamente da soli in pista. Il pubblico non è abbondante, ma se ne percepisce la presenza: sento che anche se ci fossero state altre 1000 persone lì a guardarci, non mi sarebbe importato, io ero lì per ballare con lei e nessun'altro essere umano su questo pianeta. Penso che se tutto quello che mi è costata la vita fino ad ora è servito solo per essere qui adesso con lei in questo momento, ne è valsa la pena. La musica comincia a chiamarci e noi la seguiamo; nelle scuole di tango insegnano che è l'uomo a "guidare"il ballo, a dare la "marcacion", la direzione. Ma quella volta non è stato così: il mio corpo non era più una mia proprietà privata, il quarantacinque percento era suo ed un quarantacinque pecento della musica, solo il restante dieci era rimasto mio: uno spettatore di prima fila. Le nostre guance si sfiorano e lentamente si appoggiano delicatamente una verso l'altra fino a che le nostre tempie vengono quasi in contatto; da qui in poi  il tempo non esiste più, o almeno io ne sono uscito. Conosco quello che all'università insegnano sulle leggi della fisica e dell'energia, e qualunque scienziato potrebbe dirmi che non lo posso dimostrare. Ma io posso sentire il contatto del pavimento attraverso i suoi piedi.  Quando ci fermiamo da un passo rapido in una figura più lenta e lei sfiora il pavimento di marmo fresco e leggermente ruvido, io ho gli occhi chiusi e sento la suola delle sue scarpe disegnare sul pavimento: ma la sento dall'interno della sua suola e sento la sensazione di borotalco che la povere depositata sul fresco del marmo regala. Senza un volere cosciente la imito e faccio dei piccoli cerchi simmetrici ai suoi con il mio piede destro per comunicarle la stessa sensazione di piacevolezza. Mi ero sempre chiesto perchè i ballerini facessero quegli sfioramenti coi piedi sul pavimento, ora lo so: quando due anime arrivano ad essere così vicine, è come concedersi la carezza più tenera e più intima che ci si possa scambiare in pubblico. Sento il collo caldo e umido dal suo respiro; se stessimo facendo l'amore, questo sarebbe uno di quei momenti magici in cui i due corpi diventano una sola cosa. In media un tango dura dai due ai tre minuti, ma in questo caso il tempo è stato fuori da noi e solo il finire della musica ci riaccompagna come una carezza al centro della pista, dove avevamo lasciato i nostri corpi nel loro primo abbraccio. Spero ardentemente che le sensazioni che ho avuto con lei non siano state solo mie, lei è una ballerina professionista e chissà con che ballerini meravigliosi avrà ballato. Ma lei non si muove, rimane rilassata aderente al mio petto, sento forte il suo calore e il suo profumo, e quando dopo poco lentamente ci separiamo ha gli occhi sorridenti e lucidi. E'un po' sorpresa come lo sono io d'altronde, fino a un ora fa eravamo due che si sono salutati sull'uscio. Mi  sussurra con un filo di voce "Muy lindo..", a me scoppia il cuore, e ci viene da sorridere come due bambini che hanno appena scoperto un nuovo giocattolo. Qualcuno tra il pubblico applaude, pensa abbia fatto un esibizione anch'io,  e non si rende conto invece che io ero uno spettatore come lui. Mi vergogno un po' di aver vissuto quel che ho vissuto con una donna sposata in pubblico a pochi metri da suo marito, ma è stato solo un ballo, ed in milonga si va per ballare. Occhi umidi e cuore a mille, ora per me è impossibile proferire parola: la parte più difficile sarà tornare al posto facendo finta che non sia successo niente. Per fortuna loro stanno conversando al tavolino di qualcosa che gli interessa molto, perchè io non riuscirei a parlare nella mia lingua figuriamoci in una straniera. Cerchiamo di non incrociare gli sguardi, ma la vedo sorridere molto ed ha gli occhi ancora un pò lucidi. Io ora sono poco di compagnia, rispondo con sorrisi e frasi di circostanza, e mi chiedo se la vita possa anche essere così bella. Un risposta non ce l'ho, e mi guardo bene dal cercarla: tengo la bocca chiusa perchè voglio quest'emozione con me per sempre.

White Clay

mercoledì 20 ottobre 2010

Buenos Aires senza meta - Persone [Parte 2]

Questa volta sono riuscito ad arrivare con dieci minuti di anticipo, e mi posso godere il museo. Nella Galleria Pacifica, una specie di elegantissimo centro commerciale che si trova tra l'avenida Florida e la Cordoba di Buenos Aires, al secondo piano c'e' una sorpresa. Dal caos di persone della strada si passa al caos di persone e luci della galleria, ma al secondo piano, e me l'ha detto il portiere dell'albergo, c'e' un centro culturale chiamato Borges. Entrando qui si trova un grande spazio vuoto e popolato solo da una libreria e qualche quadro, la gente qui non va in massa, c'e' troppo silenzio. Io mi insinuo. Sto cercando tutti i posti dove mi possano insegnare del tango. In fondo a questo stanzone c'e' una specie di reception ed alle sue spalle solo una scala mobile. Nel mio straordinario spagnolo chiedo "Està una escuela del tango cerca de aquí?" ("C'e' una scuola di tango qui vicino?"). La ragazza capisce immediatamente che non sono del posto e mi indica l'unica direzione possibile, la scala mobile. Salgo e ci sono delle guardie anche qui; al piano di sopra l'atmosfera è differente.. non siamo più nel caos di Buenos Aires, c'e' silenzio, stanze giganti, luminose e ben isolate. Comincio a  girare per visitare un pò e dopo poco chiedo ad una guardia "Por la esquela del tango?", e lui mi indica l'ingresso di un museo. Entro, tanto non si paga, e mi inoltro nel silenzio e nella scoperta.. Trovo estremamente gradevole e civile l'ambientazione, e sperare che la scuola si trovi proprio al centro di un museo mi rende la cosa ancora più magica. Cammino, osservo.. a me i musei non sono mai piaciuti, li ritengo noiosi, però mi piace la calma che vi regna dentro.. Avvicinatomi all'uscita dalla prima sala, eccola: la musica!! Ho già capito ormai da più di un anno, che ovunque io senta questa musica, la musica del tango, uguale in Italia come in Argentina o nel resto del mondo, io sono arrivato a casa: so quel che devo fare, non devo piu' preoccuparmi di girare e mi sento sempre e comunque al sicuro. Quindi oggi che conoscevo la strada sono arrivato un po' prima per godermi 10 minuti di stupendo far niente in un museo, pregustandomi il piacere delle lezioni che avrei preso da li a poco. Uno scrittore chiamato Gotthold Lessing diceva che l'attesa di un piacere è essa stessa un piacere, ed io c'ho fondato la mia vita su questo argomento :)

Le lezioni, 4 ore in tutto, passano più o meno veloci, le partners sono molto diverse, e di sicuro qualcuna di esse non continuerà il tango,ma era lì solo per curiosare: ma non mi importa la fatica, voglio lavorare sul mio corpo e fare esperienze il più possibile, quindi terminate queste mi godo un pezzo di torta al ciococlato con un bel the caldo speziato orientale al bar di sotto. Intanto mi preparo a raccolgliere le energie per le altre due ore di allenamento che mi attendono nel barrio (quartiere) San Telmo. Ho tempo, quindi decido di non prendere il taxi e di andarci a piedi: questo in seguito si rivelerà un grossolano errore di valutazione. San Telmo di notte non è percorribile a piedi da un turista, ma di giorno si.

Ho calcolato male le distanze e mi trovo all'imbrunire, molto lontano ancora dalla scuola dove devo andare e dove sarò al sicuro. Nel passaggio dal giorno alla notte c'e' una zona intermedia,e  questo vale anche per le persone che popolano la calle (strada). Per un tempo anche troppo lungo per la mia mente, ma che nella realtà non sarà durato più di un ora, ho la sensazione di trovarmi all'inizio di un film dell'orrore, maledetta televisione!! I normali lavoratori vesiti decorosamente che circolano durante il giorno stanno cedendo il passo alle persone che ora andranno a frugare nella spazzatura ciò che i primi hanno abbandonato durante il giorno, per cercare qualcosa da mangiare o da riciclare. Singolarmente difficilemente sono aggressivi, ma dopo una certa ora quando si ritrovano in branco e bevono, allora è meglio non essere uno straniero che passa di li. Ho proprio sbagliato i tempi e le distanze, ed ora sta diventando buio.
Ci siamo. Quello che non volgio più di tutto è pensare attraverso la paura e attraverso i miei pregiudizi, e su questo sono disposto a quanto pare a giocarmici la vita. Guardandomi indietro nel passato mi accorgo che ho sempre rischiato la vita di tanto in tanto: non ho mai capito perchè lo faccio, forse per una fievole rivalsa verso la paura che in  tutto ci domina e ci chiude in un guscio dentro il quale dopo poco, mancano novità e ossigeno. Ecco col mio becco, ogni tanto, è come se cercassi di fare un foro in questo guscio, per respirare un po' dell'aria che c'e' veramente fuori dai miei pregiudizi e dai miei pensieri abituali: quindi continuo a camminare. Non sono uno sprovveduto, ed almeno metto su un passo da marines e tengo la muscolatura delle spalle sciolte e calde per qualunque evenienza: ma gli occhi e le orecchie sono il  mio vero contatto con la realtà fuori dal guscio,  di loro mi fido. Voglio credere di essere ancora in un mondo di persone, anche se affamate, e che riuscirò a capire in anticipo ed eventualemnte a gestire, indipendentemente dall'esito, qualunque situazione mi si presenti. So che essere qui a camminare contro la mia paura ed i miei pregiudizi è più importante di me, forse è lo scopo del viaggio, quindi proseguo. Qualcuno mi chiede qualcosa, ma i suoi occhi sanno di minaccia, rispondo no grazie e continuo il mio passo. Sto tenendo un livello di energia molto alto, e chiunque mi veda arrivare sa che dovrà affrontare un combattimento prima che io cada.Tengo la paura fuori da me e cammino.

Arriva un furgone bianco in contro mano, mi nota o cosi' mi sembra. Senza fermarsi, poco prima di incrociarmi rallenta praticamente a passo d'uomo e apre il portellone scorrevole,  dalla parte dove sono io. Da dentro emergono quattro uomini molto robusti che mi guardano. Istintivamente li guardo e guardo le loro mani,la loro forza è di molto maggiore ripetto alla mia, in caso di scontro diretto non avrei speranze ragionevoli. Ci guardiamo dritti negli occhi senza fermarci. Potrebbeero anche essere dei muratori che tornano dal lavoro, ma perchè hanno aperto il portellone proprio nella mia corrispondenza ed hanno rallentato. Sono pronto a lottare sia con la mente che con il corpo, ma spero di non doverlo fare oggi, sono troppo in svantaggio. Ho già corso dei rischi, però ora è come se sentissi  dentro che il mio giorno non è oggi, e questo mi rincuora quel tanto che basta. Poco prima che  mi oltrepassino distolgo lo sguardo dai loro, all'ultimo momento, per non cercare la sifda, ma mi sento disposto ad affrontare qualunque epilogo. Dal mio sguardo e dal mio portamento, spero che abbiano capito che venderò cara la pelle.  Proseguono, con il portellone aperto, in attimi che mi sembrano lunghissimi, dilatati: passano oltre. Non saprò mai se ho lottato solo con la mia paura o la sorte ha deciso che devo fare ancora qualcosa in questo mondo prima che venga il mio tempo. Allora continuo, non posso fare altro. Mancheranno ancora 15  minuti alla scuola, ho l'adrenalina a 1000 e sto consumando molte energie.  Non voglio aver fretta di arrivare, è un lusso che non voglio e non posso permettermi: se dovrò morire, lo farò qui ora e adesso, mentre sto inseguendo il mio sogno sulle mie gambe al pieno delle mie forze, oggi non accetto scorciatoie ne che la paura mi domini di nuovo, mi  ha già rovinato l'esistenza quanto basta.

Riconosco la strada, mancheranno 30 metri alla scuola, dentro sarò al sicuro, anche se ora ho piu' poche energie; ma non accellero, oramai ho vinto nella mia mente. Vedo esseri umani, non vedo zombie nelle persone che stanno popolando la strada ora per cercare qualcosa con cui sopravvivere. Vedo persone. Arrivo davanti alla porta della scuola, ma è chiusa. Suono il campanello e poi noto un cartello che dice che la lezione di oggi è annullata. Non mi arrabbio, forse è meglio così, ero troppo stanco per affrontare altre due ore di allenamento.  Ho letto su internet che a soli due isolati da qui c'e' un "festival", una sagra del barrio S.Telmo dove ballano tango, e so che durante i festival, anche i turisti possono circolare e sono al sicuro. Dato che sono venuto fino in Argentina, mi faccio anche questi due isolati, voglio vedere il tango della gente, quello vero per la strada. Di nuovo ho considerato male le distanze, o è la mia stanchezza  che le ingigantisce. Però ora sono su una via principale, e qui qualche taxi ogni tanto si vede, anche se passano molto veloci. Non mi sento perso, so dove sto andando, solo che è più lontano del previsto. Vedo gente accumulata in una via, deve essere qui vicino. Sì era qui, ma sta terminando, e stanno smontando le bancarelle e tutto è di nuovo troppo buio perchè io possa abbassare la guardia. Mi imbuco lo stesso, non posso mollare ora che ho fatto tanta strada, ma sento le forze andare in riserva; devo aver chiesto troppo al mio corpo e lo ringrazio per lo sforzo che ha fatto. Avanzo con scioltezza un poco contro il mio istinto di sopravvivenza, e anche qui vedo le persone che vivono per la strada, iniziare il loro turno. Cammino ancora, ma sento che non potro' resistere  molto più a lungo senza trovare una meta. Attraverso uno spigolo che si affaccia su una piazza e mi arrivano un paio di note.. non ci posso credere.. sono arrivato!! mi avvicino ancora di più oramai  in preda al sogno: è la musica del tango quella che sento, e loro stanno danzando: ora sono al sicuro.

Entro in un bar e chiedo un "Sumo de naranja natural" una spremuta d'arancia fresca e mi siedo. La cameriera mi dice che da li a poco sarebbe iniziato uno spettacolo di tango, su un palchetto improvvisato in fondo alla sala. Lo sapevo ho fatto tanta strada ed ora mi sento di nuovo a casa. Ci sono molte persone al bar tavola calda, tutti sono in compagnia e quasi tutti mangiano. Io sono troppo stanco per mangiare, però sento che avrei bisogno di compagnia anch'io. Provo a comunicare con  le due ragazze sedute al tavolo al mio fianco, una  è divertita dal mio goffo presentarmi, l'altra stassera non è uscita per fare conoscenze,e probabilemnte gradisce una serata tranquilla con la sua amica. Cosi' faccio due chiacchere con gli artisiti che si andranno ad esibire da li a poco sul palco,perchè in fondo loro fanno quel che vorrei far io da grande, vivere di tango. Le esibizioni sono gradevoli, anche se pare che io sia l'unico a seguirle con interesse, ed intanto sento le mie forze ritemprarsi. Saluto, faccio un paio di foto con gli artisti e mi ri dirigo verso il festival all'esterno. Le mie gambe mi chiedono di non domandare un ballo, per un paio d'ore almeno, ed oggi hanno proprio raigone loro. Sicchè mi fermo a guardare un po': il livello è popolare, c'e' qualcuno molto bravo ma  anche gente comune, potrei tranquillamente ballare anch'io se non avessi esaurito le scorte.
Un taxi. Non ci posso credere, un taxi qui. Lo fermo al volo mi accomodo sull'ampio e comodo sedile  posteriore di pelle,e sono convinto che me l'abbiano mandato dall'alto questo lussuoso taxi. Gli snocciolo nel mio spagnolo perfetto "Hotel Hillios, calle Laprida en el cruz con la Pena". Del viaggio di ritorno non ho memoria.. mi sembrava di stare in un sogno, e per ora basta emozioni. [continua..]

Whyte Clay